Valleoscura, Molise. Marzo di oggi.
Marco Serrano, avvocato milanese, torna al paese nativo per la prima volta in trent'anni: suo padre Salvatore è morto, e Marco non era lì. Non era lì da tre decenni, e adesso deve fare i conti con una casa vuota, un paese che si svuota, e un foglio lasciato sul frigorifero con l'inchiostro della scrittura piccola e verticale di un vecchio. Il diario è sotto il pavimento della cantina, terza pietra da sinistra dopo le scale.
Quello che Marco trova in quella cantina cambierà il modo in cui ha capito - o creduto di capire - suo padre, se stesso, e la distanza di trent'anni che aveva costruito tra loro come una forma di autodifesa.
Il diario di Salvatore Serrano comincia il 3 settembre 1943, il giorno dell'armistizio. Un ragazzo di vent'anni torna a piedi dalla caserma di Isernia a Valleoscura, quaranta chilometri, e trova un paese che non sa ancora cosa sta per diventare. Quando i tedeschi arrivano, Salvatore fa quello che fanno i giusti: nasconde. Sette persone nella cantina di casa - una famiglia ebrea in fuga dal nord, i Ravenna. Li nutre, li protegge, impara i loro nomi. Li ama, nel modo imperfetto in cui si ama chi non si conoscerà mai davvero.
E poi, una mattina di febbraio del '44, li consegna ai tedeschi.
Il Custode delle Ombre è un romanzo sulla colpa che non si assolve, sulla memoria che non si dimentica, sulle scelte impossibili che la guerra impone a uomini ordinari e su quello che rimane - a loro, ai loro figli, ai figli dei loro figli - quando tutto è finito. È un romanzo sul perdono che non cancella ma riposiziona, sulla verità che aspetta il momento giusto sotto le pietre, sulla fedeltà ai morti come forma di onestà verso i vivi.
Ambientato tra il Molise contemporaneo e gli inverni dell'occupazione tedesca del 1943-1944, con una scrittura intensa e precisa che alterna il presente di Marco al passato di Salvatore, Il Custode delle Ombre è anche la storia di Rosaria - la ragazza di diciassette anni che portava il latte ai bambini nascosti e non ha mai smesso di farlo, a modo suo, per settant'anni - e di Miriam Ravenna-Cohen, novant'anni, Tel Aviv, che un giorno scrive una mail e chiede solo: posso sapere?
Per chi ama Primo Levi, Erri De Luca, Marco Balzano. Per chi ha un padre che non ha mai spiegato abbastanza. Per chi è tornato - o non è ancora tornato - in un posto che credeva di aver lasciato.
Zachor. Ricorda.